Aspetto autoformativo - Armonia & Reiki

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Associazione Culturale
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Centro studi per la formazione psico-spirituale indirizzata all'autorealizzazione attraverso lo sviluppo della coscienza.
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Aspetto autoformativo

Approfondimenti > La legge del Karma
  
ASPETTO AUTOFORMATIVO E REALIZZATIVO

«Se sottoponiamo la nostra volontà cosciente permet­tendole di unificarsi con la volontà dell'Eterno, allora, ma solamente allora, potre­mo raggiungere la vera li­bertà.
Sri Aurobindo: «La Sintesi dello Yoga»


Se vogliamo trasformare la conoscenza della legge del Karma in un mezzo autoformativo e realizzativo, dobbiamo riflettere per prima cosa sul rapporto che esiste tra la spinta inesorabile di causa ed effetto che re­gola la vita e l'esigenza profonda di libertà innata nel­l'uomo che sembra essere impedita dal karma.

Infatti, ad alcuni, la legge del karma appare come un rigido determinismo, un destino inesorabile a cui non ci si può sottrarre e che accade indipendentemente dalla nostra volontà. Questa interpretazione del kar­ma può farci cadere in uno stato di passività, di im­potenza e di fatalismo ed ostacolare cosi il nostro processo di autorealizzazione e di sviluppo della co­scienza e farci credere che non esista alcuna possibi­lità di libertà per l'uomo.
 
Eppure l’uomo sin dall'infanzia, sente l'esigenza della libertà che lo spinge a ricercare il suo vero Io, ad individualizzarsi, a crescere secondo la sua reale natu­ra È una esigenza fondamentale, che è come una «impronta» che rivela la sua origine divina. Tuttavia, nel corso dei secoli, gli studiosi ed i ricercatori che si sono occupati di questo argomento, si sono divisi in due grandi gruppi: uno formato da tutti coloro che hanno negato la possibilità di libertà dell'uomo, rite­nendola un ideale irraggiungibile, una utopia; l'altro formato da tutti coloro che invece hanno fatto della libertà il loro vessillo, che hanno combattuto sino a sacrificare la loro vita per essa.

Chi ha ragione?

Potremmo dire che, in un certo senso, hanno ra­gione tutti e due i gruppi, perché tenendo presente che l'uomo è duale, essendo costituito da una parte materiale e da una parte spirituale, in effetti vi è in lui contemporaneamente un aspetto non libero, pre­determinato e programmato (la personalità) ed un aspetto libero (la sua natura spirituale).
 
Gli appartenenti al primo gruppo considerano so­lo l'aspetto materiale e psicologico delluomo, gli altri invece considerano anche la dimensione spirituale che non può assolutamente essere programmata e determi­nata ed è quindi libera, anche se ancora Supercosciente. Nel cercare di conoscerci e di autorealizzarci uti­lizzando anche la conoscenza della legge del Karma, noi dovremmo sempre tener presente questa dualità, cercando di distinguere tra ciò che in noi appartiene all'aspetto condizionato e programmato e ciò che in­vece è libero, o tenta di liberarsi. Infatti la libertà rap­presenta un raggiungimento, una conquista per l'uomo a cui si arriva attraverso un lungo processo di li­berazione e di sviluppo della coscienza.

Anche il karma, in un certo senso, costituisce una «programmazione» poiché noi portiamo da altre vite, tendenze, caratteristiche, condizionamenti, abi­tudini che si sono impressi negli atomi permanenti di tutti e tre ì nostri veicoli, spingendoci ad agire nella vita attuale secondo dei solchi già tracciati e spesso a commettere gli stessi errori, a comportarci automati­camente nello stesso modo di prima. Ciò dipende dal fatto che anche il karma in realtà segue certe leggi psicologiche. Questo aspetto del karma non è molto noto, ma è di grande importanza per comprendere il suo funzionamento e poterlo superare.

Georges Chevrier nel suo libro «La dottrina oc­culta», fà un interessante parallelismo fra la genesi de­gli automatismi ed il karma. Egli dice che ogni qual­volta noi compiamo un'azione o desideriamo rag­giungere uno  scopo diamo una direzione all'energia vitale che è in noi (che in sanscrito si chiama Jiva). Questa direzione si «imprime» nell energia e continua a ripetersi automaticamente, fino a quando non rag­giunge il suo effetto. Ciò avviene anche quando desi­deriamo sviluppare una facoltà, dirigendo verso di es­sa uno sforzo di volontà. All’inizio occorre questo sforzo, ma poi a nostra insaputa questo sforzo produ­ce i suoi effetti e la facoltà si attua. Il processo di at­tuazione è avvenuto a livelli subcoscienti.
  
Anche per quello che riguarda la legge del karma avviene lo stesso meccanismo, quindi ogni nostra azione mette in moto una energia verso una direzione che poi continua meccanicamente lungo quel solco. Così si formano il nostro carattere, le nostre tenden­ze, i nostri meccanismi, il nostro Karma psicologico.

E questo che limita la nostra libertà.

Forse tale aspetto del karma può apparire nuovo a chi è abituato a considerarlo solo come conseguen­za di azioni compiute in passato, e quindi come qual­cosa che viene dall’esterno, ma è un aspetto molto in­teressante ed illuminante che ci può aiutare a capire maggiormente le nostre problematiche di oggi ed a superare tanti nostri ostacoli e limitazioni.

Scrive Chevrier: «Il karma di un individuo non si limita alle conseguenze delle sue azioni buone o cattive ma abbraccia indistintamente tutto ciò che è suscettibile di creare delle tendenze, dì apparire come predisposizioni nelle esistenze ulteriori. Il karma di un essere umano è tutto nell'insieme delle tendenzeche lo portano ad agire in un senso o nell'altro. » (La dottrina occulta pag. 30-31).

In base a questa nuova visione del karma niente ci viene dall’esterno, senza una ragione, ma perché ce lo siamo attirato noi, con il nostro comportamento, con il nostro modo di essere. È come se avessimo creato intorno a noi un campo magnetico che ci atti­ra situazioni, persone, eventi di un dato genere. An­che la famiglia in cui nasciamo è effetto di questo «campo magnetico» che ci attira proprio la situazio­ne, le persone, ed anche la materia di cui sarà compo­sto il nostro corpo, adatta ad esprimere le «program­mazioni», «gli input» che abbiamo creato in una vita precedente.

Quindi il karma può sembrare un determini­smo, una limitazione alla libertà, per quel che riguar­da sia il corpo fìsico (condensato nell'atomo perma­nente fìsico), sia gli aspetti emotivo e mentale, e fino a quando saremo identificati con essi saremo incapaci di essere liberi.
In altre parole fìno a quando vivremo nell’inco­scienza della nostra vera natura e subiremo gli influssi di questi automatismi inconsci, di queste tendenze ed abitudini del passato, saremo prigionieri di una ine­sorabile meccanicità che ci farà ripetere gli stessi erro­ri, le stesse azioni e ripercorrere gli stessi solchi già tracciati.
 
C'è una sola via di uscita, disidentifìcarsi dai vei­coli personali e trovare ciò che in noi è libero: il Vero Io, il Sé che continuamente preme per manifestarsi ed esprimersi. E Lui che ci dà l’esigenza di libertà, la spinta all’indipendenza, che all'inizio si manifesta in maniera distorta e confusa come ribellione a qualcosa o a qualcuno che crediamo ci limiti o ci opprima: una situazione, una autorità, un legame, ricerchia­mo ciecamente  l'ndipendenza, l'autonomia senza renderci conto che siamo noi stessi i nostri carcerieri.

Tuttavia questa sete di indipendenza, anche se se­gue sentieri errati, è il segno della spinta interiore del Sé che vuole attuarsi e dimostra che l'uomo è qualcosa «di più» dei suoi aspetti psicologici, dei suoi istinti, dei suoi bisogni, dei suoi condizionamenti L'uomo in­consciamente cerca dì liberarsi ma non gli riesce per­ché non si accorge che gli impedimenti sono le sue idenrifìcazioni ed i suoi meccanismi. Allora se la prende con il karma, che chiama «destino», dimenticando che è lui stesso che lo ha creato con azioni passate.

La prima fase della ricerca della libertà è quindi ostacolata dalla identificazione con la personalità, di cui l'uomo è inconscio, la libertà è vista come «li­bertà di......». Il karma è considerato come una legge inesorabile, e non è ancora compreso ed utilizzato co­me un mezzo evolutivo. E visto come «retribuzione» di oscuri e misteriosi fatti che si perdono nelle nebbie del passato. E considerato quasi come «nemesi» anco­ra incomprensibile.
 
Vi è spesso ribellione ed individualismo nella ri­cerca della libertà.

La seconda fase ha inizio quando l'uomo comin­cia a rendersi conto di essere imprigionato dai suoi condizionamenti, cercando la sua autenticità. Sente l'esigenza di liberarsi psicologicamente, di «disidentifìcarsi» fino a raggiungere quello stato interiore che Maslow chiama «trascendenza psicologica», che è il primo segno della vera libertà, che è in effetti «libertà da....».

L'uomo comincia a percepire in se stesso una parte libera che si separa da quella non libera, come abbiamo detto all'inizio, e comincia a fare l'esperien­za di un centro di coscienza che può osservare e vede­re spassionatamente i contenuti psicologici. E' la co­scienza dello Spettatore. A ciò si arriva con una gra­duale disidentifìcazione che libera la coscienza dai suoi coinvolgimenti.

E' a questo punto che possiamo cominciare a ca­pire se in noi vi è un «karma psicologico» e cioè se vi sono in noi delle impronte profondamente radicate, delle tendenze innate che ci portano ad agire secondo impulsi irresistibili che non sappiamo governare e che ci fanno ritrovare continuamente in situazioni simili e ci fanno ripetere sempre gli stessi errori.

A volte, senza rendercene conto, siamo molto attaccati a certe nostre tendenze, a certe manifestazio­ni del nostro carattere che crediamo innocue e lecite, e che forse ci piacciono, ma che ci mantengono in un livello di coscienza inferiore alle nostre reali possibi­lità. Non ci accorgiamo che certi nostri comporta­menti, certe nostre caratteristiche sono solo abitudi­ni, condizionamenti e non corrispondono alla nostra reale natura..... sono forse caratteristiche che ci ren­dono simili agli altri, che ci vengono da condiziona­menti sociali, da modelli esterni di comportamento, ma non sono realmente «nostri».
  
A questo proposito vorrei fare un accenno alla psicologia del comportamento che a mio parere è molto limitata perché classifica gli uomini e le loro reazioni a determinati stimoli, secondo schemi e leggi fìsse. Ma di che genere di uomini si tratta? Di quegli uomini che non hanno ancora la coscienza di un Io autonomo ed individuale, che seguono i loro istinti come gli animali, che rispondono a meccanismi in­consci e quindi le loro reazioni sono prevedibili e classificabili. Questi uomini sono effettivamente pri­gionieri dei loro automatismi e quindi anche del kar­ma, poiché sono completamente identificati con la personalità meccanica.

I risultati della psicologia del comportamento, sono sorti da ricerche e studi fatti su animali (scim­mie, ratti, ecc.). Ma l'uomo non è un animale, non è una macchina, come è stato dimostrato da un infini­to numero di esseri umani che sì sono comportati in maniera «imprevedibile», fuori da ogni schema e da ogni classificazione, testimoniando la libertà interiore e l’origine divina dell'uomo.

La terza fase del nostro processo di liberazione quindi può avere inizio solo quando è emerso il cen­tro di autocoscienza in maniera stabile e continua e i due aspetti dell'uomo, quello programmato e quello libero sono nettamente separati e distinti. Potremmo dire che l'uomo è consapevole della sua dualità ma non è più prigioniero perché ha «afferrato» la chiave per sciogliere il determinismo proveniente sia dai condizionamenti psicologici di questa vita, sia dal karma di vite passate. E questa chiave è la coscienza.
  
Non è più schiavo dei suoi meccanismi inconsci, della «coazione a ripetere» del circolo vizioso del kar­ma psicologico, l’uomo ora è capace di agire secondo libere scelte in maniera «imprevedibile», individuale e creativa. È questo il momento quando possiamo ve­ramente utilizzare il karma per la nostra crescita e realizzazione, perché possiamo usare questa libertà di scelta che si è evidenziata in noi per effetto del rag­giungimento del centro di coscienza; libertà di scelta che si riferisce al nostro modo di reagire agli eventi ed alle circostanze che ci vengono incontro. Ad esempio se riceviamo ostilità ed odio da qualcuno per effetto di nostre azioni negative di vite passate, possiamo reagire meccanicamente con ostilità ed odio, seguen­do l'automatismo ripetitivo del karma, oppure pos­siamo reagire in maniera imprevedibile rispondendo invece con l'amore e la comprensione, interrompen­do così il cieco determinismo del karma. Abbiamo spezzato un automatismo inconscio che ci imprigio­nava. Ecco la nascita della libertà, che in realtà è uno stato di coscienza, che ci dà la possibilità di non esse­re passivi strumenti di meccanismi inconsci, ma di sapere ogni volta decidere qual è la cosa giusta da fa­re, qual è l'atteggiamento da prendere in sintonia con la nostra coscienza più profonda, senza lasciarci in­fluenzare dai modelli esterni di comportamento, dalle aspettative degli altri, dagli schemi sociali o dai biso­gni ed abitudini automatici.
 
Questo è ciò che ha fatto Victor Frankl prigio­niero in un campo di concentramento. Egli ha sco­perto la libertà interiore proprio quando gli era stato tolto tutto ed era in una condizione di completa schiavitù, non solo fìsica ma anche morale ed esisten­ziale. Avrebbe dovuto abbattersi, sentirsi vinto, impo­tente ed arrivare a provare sentimenti dì disperazione e dì completo annullamento, invece ha avuto l'esperienza della sua dimensione interiore più vera e più alta, della sua dimensione spirituale che egli chiamò «noetica» e che, secondo la sua visione, è quella vera­mente umana.

Privato di ogni libertà umana, ha sco­perto che vi era una parte di sé che non poteva essere assolutamente imprigionata e soffocata e che anzi, proprio in quelle condizioni di completa schiavitù, si evidenziava con maggiore splendore e forza. Egli ha avuto certamente l'esperienza del Sé, senza saperlo. Ha vìssuto la gioia della vera coscienza che non può essere schiacciata, torturata, soffocata. Ha capito che quella situazione così disumana della prigionia in un campo di concentramento, era proprio quella neces­saria a fargli prendere coscienza della sua dimensione trascendente e libera. Ha reagito quindi in maniera imprevedibile, utilizzando quella sofferenza per cre­scere ed aiutare gli altri a crescere. In un certo senso ha sciolto e superato il suo karma.

Tutti noi, anche senza arrivare a questi estremi di sofferenza, dovremmo imparare a sciogliere il no­stro karma, comprendendo quale è il meccanismo da superare nascosto in esso, e qual è il cambiamento che dobbiamo fare.
  
Victor Frank! ha scoperto la libertà interiore che egli ha chiamato «libertà dì atteggiamento» per defìnirla concretamente. Ed è infatti questa libertà che possediamo nel profondo di noi stessi. Noi abbiamo la libertà di «reagire» come vogliamo, di scegliere l'at­teggiamento che più crediamo opportuno nelle varie situazioni della nostra vita. Nessuno ci può togliere questa libertà.
Nel momento in cui scopriamo questo genere di libertà proviamo una specie di illuminazione, perché veniamo in contatto con la nostra dimensione più profonda, con il centro di coscienza, che è il riflesso del Sé. Cominciamo a vedere la parte condizionata di noi come esterna e meccanica, e ci rendiamo conto che è illusoria e senza importanza. Non ne siamo più coinvolti perché è qualcosa che appartiene al passato e che a poco a poco si sta dissolvendo alla luce della nuova consapevolezza. Non ci sentiamo più condizionati e vissuti dai vecchi meccanismi, perché li accettiamo come residui dei vecchi errori che, se non sono alimentati, si dis­solvono.

Entriamo allora nella quarta fase in cui comin­ciamo ad utilizzare consapevolmente la «libertà da...» che abbiamo raggiunta, per imprimere coscientemen­te nuovi «imput» in noi, secondo la volontà del Sé e secondo la nuova coscienza che ci fa comprendere qual è il giusto uso delle energie che sono in noi e impariamo anche a trasformare il karma in mezzo evolutivo, non solo accettandolo ma estraendone tutto il significato operativo e dinamico.
 
Se è vero che il karma è in realtà una «legge di riaggiustamento» e cioè un impulso che tende a rista­bilire l'armonia e l'equilibrio originari, dobbiamo cercare di decifrare e di scoprire qual è l'armonia che abbiamo disturbato con i nostri errori e adeguarci al­l'impulso di riaggiustamento che il nostro karma ci indica. Libertà nei confronti del karma, significa pro­prio questo, aderire ad esso, utilizzarlo, non opporci o ribellarci, ma «danzare creativamente con esso».
Se riusciamo ad attuare questo atteggiamento la sofferenza si attenua, l'attrito scompare ed ogni circo­stanza, ogni prova, rivelano il loro messaggio di rin­novamento, di creatività, di gioia.
La nostra esigenza di libertà allora, rivela il suo vero scopo, la sua reale natura, la sua impronta divi­na, perché non è solo un impulso che ci spinge ad auto realizzarci nella nostra vera individualità, non è solo la ricerca dì indipendenza e trascendenza psico­logica fine a se stessa ma è una «libertà per...», e cioè è un processo di liberazione da tutto ciò che ci limita e ci ostacola per aderire alla Volontà Superiore, al Proposito Divino, di cui le nostre volontà individuali sono riflessi e canali.

E questa la quinta ed ultima fase della ricerca di libertà in cui finalmente comprendiamo che il riag­giustamento, che il nostro karma ci indica, è l'armonizzazione dellla nostra volontà e la Volontà Divina, fra la nostra idea di libertà e la vera Libertà che è quella che deriva dalla perfetta sintonia fra l'umano e il divino e a questo si può giungere solo con lo svi­luppo della vera coscienza che è quella del Sé.
 
 
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