Autoformazione: Le basi - Armonia & Reiki

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Centro studi per la formazione psico-spirituale indirizzata all'autorealizzazione attraverso lo sviluppo della coscienza.
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Autoformazione: Le basi

Approfondimenti
  
  
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"SENTIERO DELL'ASPIRANTE SPIRITUALE "
di Angela Maria La Sala Batà


Nell’accingerci a iniziare il lavoro di autoforma­zione, la prima cosa che dobbiamo fare è chiarire a noi stessi qual è il fine da raggiungere. Quindi è ne­cessario "formarsi un ideale”.
Come possiamo migliorare noi stessi, accorgerci delle nostre deficienze, dei nostri errori, se non ci ponia­mo sempre dinanzi agli occhi un termine di paragone?
Come possiamo capire che siamo imperfetti, se non sappiamo qual è la perfezione?
Dobbiamo pertanto prefìggerci un’alta meta da conquistare passo per passo, un ideale verso cui ten­dere, per cercare di uniformarci ad esso.
Naturalmente l’ideale di perfezione può essere diverso da persona a persona, può avere qualità e no­te differenti a seconda del temperamento di colui che lo ha dinanzi. Tuttavia questi aspetti o qualità non sono come noi, che siamo immersi nella personalità, li concepia­mo, ma di altra natura, più ampia, impersonale, uni­versale, unitiva.

La Volontà dell'Anima non è quella della perso­nalità, limitata, egoistica, ambiziosa, impositrice, ma dinamica, ampia, liberatrice, altruistica: è Volontà di Bene.

L’Amore dell'Anima non ha nulla a che vedere con quel sentimento personale che noi conosciamo e che fa vibrare il nostro corpo emotivo; è una radiazio­ne vivificante, magnetica che dà il senso dell’unità, dell’universalità, delia coscienza di gruppo, dà la comprensione compieta ed il potere di identificarsi con gli altri esseri umani e con tutto ciò che è creato. Non è possessivo, non è esclusivo, non è limitato, non chiede il contraccambio, ma si espande come un calore vivificante, come una sorgente naturale.

Esso dà il potere di comprendere, di intuire, e di vibrare all’unisono con tutto ciò che esiste.

Il lato intelligenza dell’Anima è soprattutto crea­tività e saggezza. E' una luce vivida e radiante, limpi­da e chiara. La mente dell'Anima non ragiona: sa. Non conosce: intuisce. Essa è soprattutto Luce.

Tuttavia sento che queste non sono che "parole” che non riescono ad esprimere la bellezza, l'armonìa, la completezza delle note dell’Anima, che noi cer­chiamo invano di definire. Possiamo sforzarci di im­maginare quali esse siano, e in questo sforzo ci elevia­mo fino a che, col tempo e dopo varie fasi di purifi­cazione, potremo metterci in sintonia cosciente con la vibrazione Animica ed avere la rivelazione della sua vera natura. Noi sapremo realmente come è l’Anima, solo quando saremo in contatto con essa.

Fin da ora dobbiamo tentare di dare al nostro ideale tutte le qualità spirituali più sublimi che possia­mo immaginare, le più alte, le più impersonali, le più altruistiche che la nostra mente possa concepire.
Quindi esso (l'ideale), anche se potrà essere per ognuno di noi su una linea particolare, dovrà avere delle qualità spirituali fondamentali, comuni a tutti gli altri ideali, sulle note della Volontà, dell'Amore e dell'Intelligenza dell’Anima.

Dobbiamo inoltre sapere che la nostra persona­lità, che è triplice (corpo fisico-eterico, corpo emoti­vo e corpo mentale), deve giungere ad un tale punto di raffinamento e di purificazione da poter essere un perfetto canale per le tre energie dell’Anima, e preci­samente così:

il corpo mentale deve riflettere la Volontà dell’A­nima;
il corpo emotivo deve riflettere l’Amore dell'Anima;
il corpo fisico-eterico deve riflettere l’Attività in­telligente dell’Anima.

Pertanto, non dobbiamo distruggere nulla della nostra persona­lità, ma soltanto “raffinare”, purificare, sublimare.

Le tre energie della personalità (eteriche, emoti­ve, intellettuali) non sono che il riflesso degradato delle tre energie dell'Anima.

Dobbiamo sempre tenere presente questo.Il nostro ideale da raggiungere quindi non deve essere vago ed impreciso, ma ben definito in tutti i suoi lati. In altre parole deve essere l’immagine del vero Uomo, di ciò che noi siamo realmente in po­tenza. Vedete quindi che ciò che ci proponiamo non è qualcosa di utopistico, di illusorio, di effimero, ma qualcosa di eminentemente concreto e positivo, paradossalmente noi dobbiamo divenire “ciò che già siamo”.

Come altre volte abbiamo detto, dobbiamo far venire in espressione ciò che giace in latenza, la no­stra vera natura spirituale, il nostro vero Io, l’Anima.

Chiarita quindi la meta, e definito in termini pre­cisi l’ideale da raggiungere, dobbiamo vedere concreta­mente quello che c'è da fare per conseguire tale fine.

In primo luogo dobbiamo fare, per così dire, un bilancio, più vicino possibile alla realtà, del nostro grado evolutivo, del nostro temperamento psicologi­co e delle condizioni dei veicoli della nostra persona­lità; in secondo luogo dobbiamo preparare un pro­gramma dettagliato del lavoro da fare.

Il bilancio anche sintetico è necessario per com­prendete quali siano le nostre maggiori deficienze, e quali siano invece i punti su cui far leva.

Ad esempio dovremmo cercare di capire se sia­mo prevalentemente introvertiti o estrovertiti; se cioè siamo più portati a rivolgerci verso l'iterno di noi stessi, a riflettere, a dare più importanza al nostro mondo soggettivo, che a quello oggettivo; oppure se siamo inclini a espanderci all’esterno, ad agire, ad os­servare il mondo che ci circonda ecc.

Inoltre dovremmo poter individuate qual è il veicolo della nostra personalità (tra l’eterico, l'emoti­vo e il mentale) che è più sviluppato e maturo, e che dì conseguenza usiamo piu spesso. Comprenderemo così anche la nostra “polarizzazione” e cioè in quale veicolo è focalizzata prevalentemente la nostra co­scienza.

Dobbiamo insomma avere di noi stessi un qua­dro abbastanza chiaro, anche se tracciato solamente nelle grandi linee, per poter dare inizio all’opera di formazione vera e propria.

Per prima cosa ci occuperemo della purificazio­ne, che è in realtà un’opera di preparazione del terre­no, di bonifica, e cioè di liberazione dagli impedi­menti, dalle impurità, dai difetti.

Che cosa significa realmente “purificare”?

Letteralmente significa “rendere puro, lìmpido, chiaro, pulito”, e quindi liberare dalle impurità, dalle scorie.

Quando si vuol ricavare il metallo puro da una sostanza grezza, si sottopone quest’ultima a varie ope­razioni chimiche, fino a che tutte le scorie non ven­gano staccate, allontanate, bruciate.

Anche noi, in un certo senso, dobbiamo ritrova­re il “metallo puro”, Poro degli alchimisti, e cioè la nostra vera individualità, il nostro Sé Reale; e quindi a poco a poco, dobbiamo imparare a dìscernere in noi stessi ciò che è reale da ciò che è irreale; ciò che appartiene al Sé da ciò che appartiene al non-Sé, sot­toponendoci al crogiuolo della purificazione.

I tre veicoli della personalità, come ho detto pri­ma: dovrebbero rispettivamente rispecchiare le qua­lità dell’Anima. Le sostanze che compongono questi tre corpi personali dovranno essere eliminate e sosti­tuite alla fine con energie Animiche. Questo è ancora lontano e per ora dobbiamo accontentarci di una me­ta piu vicina, cioè di rendere questi tre veicoli limpi­di, chiari, puri, raffinando le sostanze che li compon­gono.

A questo punto si pongono di necessità alcune domande: che cosa significa realmente “impurità”? che cosa è che rende impuri i tre corpi della nostra personalità?

Se consideriamo ognuno dei veicoli come un in­sieme dì energìe, impurità vorrà dire "vibrazione bas­sa, lenta”.

Ciascun corpo (o veicolo) della personalità è suddiviso in sette sottopiani, o sette gamme vibra­torie.

Quando un uomo.è poco evoluto, soltanto le gamme vibratorie più basse dei suoi veicoli personali sono in movimento.

Se traduciamo la parola "vibrazione” in termi­ni psicologici, essa sarà “qualità”, “tendenza”, “ca­ratteristica’, ecc. Infatti se un uomo ha qualità ne­gative (cioè difetti, manchevolezze, atteggiamenti errati ecc.), le sue vibrazioni psichiche sono basse, mentre, se egli ha qualità positive (virtù, pregi, aspirazioni superiori), le sue vibrazioni sono più ele­vate e frequenti.

Ad ogni nostro veicolo corrispondono qualità e caratteristiche particolari, e in effetti vi possono essere difetti e virtù, propri di ognuno dei tre veicoli della personalità.

Pertanto la prima cosa che dovremmo fare sareb­be quella di analizzarci prendendo in esame i nostri difetti ed i nostri pregi, e poi cercare di capire a quale veicolo possono attribuirsi, così potremo capire quale dei nostri tre corpi è più puro ed elevato, e quale invece è più impuro.
In tal modo sapremo qual è la sorgente delle no­stre maggiori difficoltà, e qual è invece il punto su cui far leva, e in cui trovare appoggio.

La purificazione è perciò un opera di raffina­mento delle vibrazioni dei tre veicoli, e cioè elimi­nazione dei difetti, dei lati negativi di ognuno di essi, e la loro sostituzione con qualità e virtù corri­spondenti.

Generalmente le persone comuni quando sento­no parlare di ”impurità" le collegano solo al lato fìsi­co ed istintivo dell’uomo, mentre invece possono es­servi impurità molto più gravi e nocive nel campo delle emozioni e del pensiero.
Per questo penso sia molto importante com­prendere bene che cosa significa purezza fìsica, purez­za emotiva e purezza mentale, e per giungere a ciò dobbiamo chiarire a noi stessi quali siano le maggiori impurità del corpo mentale (inferiore), del corpo emozionale, del corpo fìsico-eterico.

Vi sono due tipi di impurità: quelle proprie dei vari veicoli, quelle derivate da influenze dì altri veico­li o dall'esterno.

Le impurità proprie sono quelle che si trovano in un dato veicolo per effetto delle vibrazioni basse e grossolane, e per mancanza di raffinamento della so­stanza che lo compone, e che danno luogo a difetti, a negatività, a manchevolezze, ad atteggiamenti errati ecc.
Le impurità derivate sono quelle che nascono da influenze di altri veicoli o di energie provenienti dall’esterno, e che provocano una ibrida mescolan­za di vibrazioni. Naturalmente qui si parla di in­fluenze negative e impure e non di influenze buone e positive.

E bensì vero che i veicoli (o corpi) della nostra personalità non dovrebbero funzionare separatamen­te, ma che vi dovrebbe essere un armonica coopera­zione ed uno scambio continuo di energie, e ciò do­vrebbe avvenire in maniera controllata e diretta dal veicolo superiore che è la mente, la quale dovrebbe naturalmente essere purificata e sviluppata adeguata­mente. Invece generalmente avviene che vi sia una continua influenza reciproca fra i vari veicoli, ma non in senso positivo. Ad esempio gli istinti (che hanno sede nell'eterico) possono influenzare le emozioni, suscitando passioni e desideri, e influenzare anche la mente, che verrà adoperata per conseguire il deside­rio, e sarà così asservita all"istinto.

E non soltanto un veicolo inferiore può influen­zare negativamente uno superiore, ma anche quello superiore può accrescere l’impurità di quello inferio­re. Ad esempio l’odio verso una data persona può es­sere aumentato dalla mente che produce orgoglio, se­paratività, pensieri di critica malevola ecc.

Considerato dunque che in ogni nostro veicolo vi sono impurità proprie (dovute alla natura stessa della sostanza che lo compone) e impurità derivate, sta a noi osservarci e analizzarci per vedere se i difetti che abbiamo derivano dal grado evolutivo di un dato veicolo, oppure dal funzionamento errato di esso.

Nella personalità armonica ed equilibrata il vei­colo superiore domina quello inferiore, non lo in­fluenza negativamente, e non ne viene influenzato.

Viene naturalmente ora una domanda: È meglio cominciare la purificazione dall’esterno o dall'interno?

In altre parole: occorre iniziare l’opera di purifi­cazione dal mondo psichico o dal mondo fisico?

Vi è una grande differenza fra purezza esteriore e purezza interiore, perché la prima è una cosa pretta­mente fisica e materiale e quindi si può conseguire seguendo semplicemente delle regole di igiene e puli­zia, mentre la seconda, essendo dì carattere psichico e cioè energetico, presuppone l’acquisizione di una se­rie di qualità morali ed il superamento dell egoismo.

La vera purezza è quella interiore, da cui consegue spontaneamente anche quella esteriore, quindi sarebbe logico che noi cominciassimo dall’interno per poi giungere all’esterno.

Tuttavia, poiché non è facile conoscere lo strato più profondo di noi stessi, spesso si consiglia di co­minciare da quell'elemento che è più facile per ognu­no di noi conoscere, da quel veicolo che sentiamo più bisognoso di purificazione e di riordinamento.

Può darsi che all’inizio sia solo un difetto, una sola negatività che affiori alla nostra analisi, quello che costituisce il maggior ostacolo e problema per noi, ed allora è su quel difetto che dobbiamo opera­re, prima di cominciare a considerare l’intera perso­nalità.

Dobbiamo sempre tener presente però, che la vera, la reale purezza ha un significato molto profondo, per­ché si riferisce soprattutto al movente: “Se l'incentivo all'azione nei tre mondi scaturisce dal desiderio persona­le, se fazione è compiuta per mezzo dell’uso della mente inferiore, allora la sua caratteristica è l'impurità'’ (Trat­tato di Magia Bianca” di Alice Bailey).

A mano a mano che procederemo sulla via della nostra purificazione, ci accorgeremo che dobbiamo andare sempre in maggior profondità per giungere al­la origine delle nostre azioni, dei nostri sentimenti, dei nostri pensieri, all’impulso reale che li ha causati, al movente che sta dietro alle apparenze esteriori, ed allora scopriremo la verità e sapremo discernere ciò che è puro da ciò che è impuro.

Ecco perché una delle qualità fondamentali che si consiglia di coltivare è il discernimento, e cioè la facoltà di vagliare, di giudicare, di separare il reale dall'irreale, il giusto dall'ingiusto, il vero dal falso. Insieme al discernimento dovremo sviluppare sempre di più il senso morale che è la capacità di ca­pire ciò che è buono, giusto, vero, costruttivo, e ciò che invece è cattivo, nocivo, ingiusto.

Il senso morale non è ugualmente sviluppato in tutti, e si potrebbe giudicare il grado evolutivo dell’uomo dalla sua minore o maggiore maturità e chiarezza.

Nella profondità di noi stessi giace la verità. Nessun altro può scoprirla tranne noi. Gli altri possono solo giudicarci dall’esterno, quindi dalle apparenze. Un azione potrà essere giudicata buona dagli altri, anche se alle radici di essa vi è l’ambi­zione e l'interesse. Solo noi, ponendoci di fronte alla nostra coscienza, possiamo sapere qual è stato il nostro vero movente.

Quindi l'esteriorità non vale; non conta esser creduti buoni, saggi, giusti, amorevoli se invece di fronte alla nostra Anima riconosciamo che egoismo e ambizione albergano in noi.

La vera purezza perciò è un fatto interiore, una conquista interna.

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