La Legge del Sacrificio - Armonia & Reiki

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La Legge del Sacrificio

Approfondimenti
  LA LEGGE DEL SACRIFICIO

«L’uomo che si è dispogliato di tutti i desideri e vive senza attaccamento, esente dall’idea di possesso, libero dall’egoismo, raggiunge la pace».
Bhagavad Gita, Canto II, 71

La Legge del Sacrifìcio,  è particolarmente connessa alla Legge di Evoluzione, ed anzi, sì può di­re che essa ne sia un corollario indispensabile.
Non è errato dire che il meccanismo dell’evolu­zione in tutti i regni della natura, è basato proprio sul sacrifìcio, inteso nel senso più profondo ed esoterico della parola.
Per ben comprendere questa verità occorre premettere che l’evoluzione della coscienza non sarebbe spiegabile se non si ammettesse una precedente «in­voluzione» dell’energia divina creatrice, e cioè una graduale esteriorizzazione e «condensazione» dello Spirito.
Infatti, come dice Sri Aurobindo:« La Mate­ria è il precipitato finale, l’ultimo prodotto di una ne­cessaria frammentazione e densifìcazione della co­scienza».

«Nessuno può ascendere al Cielo, se non chi ne è disceso», è scritto nel Vangelo, e queste parole na­scondono il segreto dell’evoluzione.

Vediamo ora, come sia l'involuzione (la discesa), che l’evoluzione (l’ascesa), siano regolate dalla Gran­de Legge Cosmica del Sacrificio, che funziona tanto dall’alto in basso (nel movimento di involuzione), quanto dal basso verso l’alto (nel movimento di evo­luzione).

Tale Legge potrebbe quindi essere enunciata co­sì:

  1. Qualsiasi aspetto inferiore può nascere solo dal sacrificio dell’aspetto superiore.
  2. Qualsiasi aspetto superiore può manifestarsi solo col sacrificio dell’aspetto inferiore.

Questi due postulati della Legge del Sacrificio contengono in sintesi il segreto dell’evoluzione ed una tecnica precisa di sviluppo della coscienza.
Tuttavia, prima di continuare, è necessario che ci soffermiamo su una questione molto importante ed essenziale per la completa comprensione di questa legge. La parola «sacrifìcio» non è affatto sinonimo di sofferenza, di dolorosa rinuncia, di immolazione....Il vero significato di questo termine è quello che sorge dalla etimologia stessa della parola che viene dal lati­no "sacrum facere", e cioè «compiere un atto sacro».
  
Vedremo  che cosa sia realmente questo atto sacro, e perchè l’uomo ab­bia connessa l’idea del dolore alla parola sacrifìcio.
La Legge del Sacrifìcio, dunque, funziona sia in senso cosmico che in senso individuale, tanto dall'al­to verso il basso, quanto dal basso verso l’alto.
Dall’alto verso il basso è l’energia divina dell’Assoluto che compie un sacrificio, perchè nel manifestarsi, nel creare la materia, si autolimita, si imprigiona nella forma. Ma questo Suo sacrifìcio è volontario, spontaneo e gioioso, poiché la Sua nota fondamentale è «l’impulso a dare».
Non vi è alcuna idea di sofferenza in questo sa­crifìcio del Divino a favore della creazione, perchè la manifestazione è frutto di una gioiosa emissione di vita.
L’Assoluto non poteva fare a meno di manife­starsi, di involversi, di auto-limitarsi, poiché questo è il Suo modo di esprimere la Sua attività e la Sua vita.
«Il Sacrifìcio del Logos consiste nel fatto che Egli circoscrive volontariamente la propria vita infinita per potersi manifestare». (A.Besant,Sapienza Antica).

Questo sacrifìcio del Divino si ritrova come te­ma fondamentale in tutte le religioni, tema che ha dato luogo alla dottrina dei Salvatori del Mondo.

Nella religione cristiana, ad esempio, è detto che Dio diede all’umanità il Suo Figlio Unigenito, affin­ché Egli, col Suo sacrificio, offrisse agli uomini un’opportunità di salvazione e di redenzione. Questa dottrina ha un significato esoterico e simbolico che potrebbe tradursi così: «L’Assoluto ha immesso nella manifestazione una parte di Sè, una scintilla divina, il «Principio Cristico» (che è appunto il secondo aspet­to della Divinità: il Figlio), che in questo modo è sta­to «crocifìsso nella materia», ma nello stesso tempo ha dato alla materia la leva per poter salire, evolvere e «ritornare alla Casa del Padre».

Il nome esoterico della Legge del Sacrifìcio è infatti:«La Legge di coloro che scelsero di morire e mo­rendo vissero».

Tale nome si può applicare sia al sacrificio dall’alto in basso; sia dal basso in alto.
In ogni individuo si ripete questo dramma co­smico e universale, poiché il Sé, la Scintilla Divina individualizzata, nel prendere una forma umana, una personalità, si imprigiona, «muore», cioè diviene in­conscia e dimentica la sua origine e la sua natura di­vina; così deve risalire faticosamente e lentamente per riacquistare «coscienza» di sé.
Per questo è detto che evolvere significa «diveni­re quello che realmente siamo».

Ci potremmo chiedere a questo punto: perchè il sacrificio dall’alto verso il basso, l’auto-limitazione, è vo­lontario, spontaneo e gioioso, mentre il sacrifìcio dal basso verso l’alto, il ritorno, la salita, sono faticosi, penosi, lenti?
  
La ragione di ciò è nascosta nel fatto che la ma­teria, proprio per sua natura, imprigiona e limita.
Come per lo Spirito la caratteristica fondamentale è il «dare», così la caratteristica fondamentale della materia è il «ricevere» ed il «ritenere».

«La Materia non fa che afferrare e cercare di tenere per sé; la persistenza della forma dipende da questo potere ritentivo...La sua gioia sta nell allertare e nel ritenere; per essa dare vuol dire morire». (A.Be sant,op.cit.).
La materia è, come abbiamo detto, il precipitato ultimo dello Spirito, è la condensazione massima dell’Energia Divina, e quindi ha una vibrazione così lenta e pesante, da apparire inerte e statica.
La scintilla divina individualizzata scende nella materia, proprio come il seme nella terra, ed è avvolta dall’oscurità e dall’inerzia, che la fanno cadete nel sonno e nell’incoscienza.
Il risveglio è lentissimo, poiché, nel risalire, la scintilla divina deve lottare contro la pesantezza della materia, ed opporre il suo naturale istinto a «ritornare» là, da dove era venuta, alla tendenza a ritenere e a cristallizzarsi, insita nella materia stessa.

Si produce così un attrito, un conflitto che l'uomo sente come sofferenza e travaglio, poiché la sua coscienza si è identificata con la prigione che la rinchiude, ed interpreta la resistenza della materia un suo sentimento o una sua esigenza: per questo si attacca alla condizione in cui si trova e vede l’evoluzione come rinuncia e dolore.
  
A questo stadio egli non sa di evolvere, ed il sacrifìcio gli viene imposto dall’esterno, dalle circo­stanze, dagli eventi, dalla spinta evolutiva che non tiene conto delle sue presunte esigenze e delle sue identificazioni errate.
Allora l’uomo soffre, si ribella e si oppone ciecamente ed ostinatamente alla forza ascendente, che è insita nel profondo di se stesso, e non si rende conto che, volente o nolente, dovrà risalire e ritornare alla coscienza spirituale.
Ecco perchè l'umanità ha connesso all’idea di sacrifìcio il significato di sofferenza e di rinuncia im­posta e non volontaria.

Fino a che l’uomo sarà incosciente della forza evolutiva, che lo spinge in avanti ed in alto, e fino a che non «afferrerà lui stesso la leva del suo dinami­smo», sarà incatenato alla roccia del dolore e della sofferenza creata dalla sua cieca ribellione.

Questa leva interiore, che dobbiamo scoprire ed afferrare, dice Sri Aurobindo, è «Agni, la coscienza- forza, il Fuoco creativo», ossia l’impulso ascendente, insito nella scintilla divina che è in noi e che è il no­stro vero Sé.
Per poter capire ed accettare questa legge, anche da un punto di vista pratico e psicologico, per prima cosa dovremmo cercare di comprendere la vera ed in­tima struttura della nostra personalità umana, che è lo strumento attraverso cui si deve manifestare l’ener­gia divina individualizzata del nostro Sé.
Tutti gli aspetti che costituiscono la nostra  personalità e la forma che ci imprigiona, sono energie a diverso grado vibratorio. Le nostre emozioni, i no­stri pensieri, ed anche il nostro corpo, sono in realtà «energie». Tutto in noi è energia.
   
Nella comprensione di questa verità è nascosto il segreto del sacrificio dal basso in alto, che in realtà dovrebbe chiamarsi «sublimazione».

La tecnica della sublimazione è sintetizzata pro­prio nelle parole del secondo punto della Legge del Sacrificio: «Ogni aspetto superiore può manifestarsi solo con il sacrifìcio dell’inferiore».

La sublimazione è un fatto naturale, che è ormai riconosciuto ed ammesso anche dagli psicologi, ma non se ne conosce il meccanismo. Solo le dottrine spirituali possono darci la vera spiegazione del suo segreto, che è una vera e propria tecnica, simile all’opera degli antichi alchimisti, che volevano estrarre l’oro puro dai metalli grezzi. Capire il meccanismo della sublimazione, verso cui sponta­neamente sono portate le energie che compongono la nostra personalità e cercare di favorirlo consape­volmente, significa aver risolto il problema centrale della nostra vita, che è quello di «trasformare» la nostra natura materiale, di «redimere» la materia e di ri comporre così l’unità con lo Spirito, che abbiamo perduto.

L’uomo è in realtà un essere di transizione, ed è egli stesso il «laboratorio», il «crogiolo», dove deve ,intervenire quest’opera di trasformazione, questo «atto sacro», che ci aprirà le porte di un nuovo regno, il quinto.
   
Quindi è proprio dentro di noi che avviene il travaglio, l’opera di sublimazione e di redenzione, il «Magnum Opus», che all’inizio sentiamo come soffe­renza e lotta, e poi come consapevole scelta e volon­taria offerta delle energie inferiori al Divino.
Nel momento stesso che ci svegliamo al signifi­cato vero della vita e ci accorgiamo di quello che sta avvenendo dentro di noi, il senso di sofferenza si al­lontana per sempre ed il sacrifìcio si trasforma in una tecnica occulta volontaria, per mezzo della quale, senza nulla distruggere e senza perdere nulla, estraia­mo oro puro dello Spirito, del Sé, divenuto consa­pevole, dai materiali grezzi della nostra natura infe­riore.
Infatti,«nulla si può creare dalla materia che non sia già in essa», e nulla realmente muore, ma si tra­sforma.

Il sacrifìcio quindi non è morte o immolazione, ma trasmutazione, scelta, evoluzione consapevole, ri­tiro di energie da un aspetto inferiore per incanalarle verso uno superiore.
La Legge del Sacrifìcio è in un certo senso con­nessa anche alla Legge di Compensazione, che affer­ma che «per ogni cosa che perdiamo, ce n’è un’altra che guadagniamo», e che ad ogni superamento corri­sponde sempre una conquista o una vittoria.

Come un corpo solido sottoposto al calore pri­ma si liquefa e poi passa allo stato aeriforme, così gli  aspetti inferiori della nostra personalità, sottoposti al fuoco del sacrifìcio, divengono sempre più sottili, pu­ri, vibranti e liberi ed acquistano qualità e poteri che non potevano manifestarsi nello stato di limitazione e di inerzia in cui erano prima incapsulati.
   
L’uomo così, quando comincia ad usare consa­pevolmente la legge del sacrificio nella sua vita, come una vera e propria tecnica di sublimazione, si accorge di questo arricchimento e potenziamento delle sue fa­coltà più alte, che si producono ad ogni suo supera­mento, ed allora entrano nella sua vita la gioia e la se­rena accettazione di ogni evento, anche doloroso.

«Quando gli Angeli se ne vanno, allora entrano gli Arcangeli», dice Emerson, enunciando con queste parole, senza saperlo, la profonda verità esoterica na­scosta nella Legge del Sacrifìcio, che è una vera e pro­pria tecnica operativa. La maggior parte degli uomini non conosce ancora tale aspetto del sacrifìcio e lo in­terpreta, nella migliore delle ipotesi, nel suo aspetto morale di ascesi mistica e di distacco dalle cose terre­ne.
Questo è il significato comune, che è dato da chi non conosce le leggi esoteriche, alla parola sacrifì­cio, che appare come un necessario e doloroso prezzo da pagare, per poter ottenere la pace spirituale.
Ma il vero «sacrifìcio» occulto, il «sacrum face- re», la dinamica adesione alla Legge Universale del Sacrifìcio, la sua utilizzazione, sono ben altra cosa che la sottomessa e rassegnata accettazione della rinuncia. Sono potenti tecniche di trasmutazione e di creazione, che sprigionano energie poderose, e lungi dall’es­sere l’espressione di una cieca obbedienza a una Vo­lontà Superiore, sono i mezzi per collaborare consa­pevolmente con questa Volontà e per aprire dentro di sè una straordinaria sorgente di forza, di gioia e di lu­ce.
  
A mano a mano, poi, che l’uomo evolve e sem­pre più si identifica con il suo vero Sé, che rispetto al­la personalità costituisce il trascendente, comincia a manifestarsi in lui anche l’aspetto superiore del sacri­fìcio, quello dall’alto verso il basso, il «dare», che è proprio dello Spirito, e si forma allora un meraviglio­so e armonico flusso e riflusso di energie dal basso verso l’alto e dall’alto verso il basso, simile ad un rit­mico respiro interiore, che corrisponde al grande re­spiro cosmico dell’involuzione e dell’evoluzione. A questo punto del cammino evolutivo, comincia a funzionare un’altra grande Legge, quella del Servizio, che è basata sull’impulso a dare dello Spirito, e sul ri­conoscimento dell’Unità fra gli uomini.
  
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